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L’Infiorata di Mottola, il secondo passo tra fede, arte e comunità nel segno del Corpus Domini

Le tradizioni non nascono antiche, possono anche sbocciare da un’intuizione di una comunità che decide di riconoscersi in un gesto o in un simbolo. È questo lo spirito con cui anche quest'anno Mottola si è preparata a vivere l'Infiorata del Corpus Domini, giunta alla sua seconda edizione e già proiettata verso il futuro.

L'idea ha preso forma nel 2025 grazie a Paolo Caputo e Gabriele Totaro che hanno proposto di portare nel centro storico mottolese una tradizione profondamente radicata in realtà celebri come Spello e Noto.

A Mottola si è scelto di partire con umiltà ma anche con coraggio e, infatti, lo scorso anno il primo disegno, realizzato lungo corso Vittorio Emanuele, misurava circa due metri per uno: un segno semplice ma significativo, capace di suscitare curiosità e partecipazione.

L'edizione 2026 rappresenta già un passo in avanti. Se il fiore resta l'anima dell'Infiorata, gli organizzatori hanno scelto di integrare nuovi materiali come sale colorato e sabbia, soluzione che risponde anche a una necessità pratica dettata dal vento che caratterizza Mottola.

Questa edizione ha visto la realizzazione di tre opere: il primo mosaico rappresenta l’ostia consacrata e il calice, simboli del Corpo e del Sangue di Cristo e arricchiti dalla spiga di grano e dall’uva, principali simboli cristiani dell’Eucarestia. 

La seconda opera è legata all'apertura del Giubileo Straordinario dedicato a San Francesco d'Assisi, indetto da Papa Leone XIV in occasione dell'ottocentesimo anniversario della morte del Santo. L’opera rappresenta il Tao francescano con al centro una colomba bianca, immagine universale di pace e speranza, 

Il terzo quadro, invece, è dedicato al Sacro Cuore di Gesùattraversato da tre fasci di luce che rappresentano la diffusione della fede, della speranza e della carità all'interno della comunità. 

Dietro l'organizzazione dell'evento vi è il lavoro de LabUM - Laboratorio Urbano che ha scelto di credere nella continuità di questo progetto e nella possibilità di trasformarlo, anno dopo anno, in un appuntamento identitario per l'intera comunità. A dare forma artistica alle opere è stata la creatività dell'artista mottolese Melania De Carlo, alla quale è stato affidato il compito di tradurre in immagini, colori e simboli il significato religioso e spirituale dell'Infiorata 2026. 

Nelle settimane precedenti all'evento, attraverso i social network, è stata lanciata una raccolta di sale destinata alla realizzazione delle opere. La risposta dei mottolesi ha superato ogni aspettativa: le quantità raccolte sono andate ben oltre quanto preventivato dagli organizzatori, dimostrando come la comunità abbia accolto con entusiasmo questa giovane tradizione e abbia scelto di sostenerla concretamente. 

Già dalle prime ore del mattino corso Vittorio Emanuele è stato un cantiere di colori, idee e pazienza: secchi di sabbia, sale colorato, fiori e bozzetti occupavano lo spazio che, nel giro di poche ore, si sarebbe trasformato in una vera e propria opera d’arte a cielo aperto. È iniziata così la seconda edizione dell’Infiorata del Corpus Domini. 

Entusiasmo, gratitudine e orgoglio hanno accompagnato costantemente il lavoro dei volontari, confermando come questa tradizione, pur essendo stata introdotta soltanto lo scorso anno, abbia già trovato terreno fertile nella sensibilità dei mottolesi.

Uno dei momenti più intensi della giornata è probabilmente il più emozionante, si è vissuto durante il passaggio della processione del Corpus Domini quando il Santissimo Sacramento ha sostato sulla parte centrale dell’opera, quella che lo rappresentava simbolicamente. 

Tra stupore e meraviglia, molti hanno poi notato un particolare che ha suscitato numerosi commenti: nonostante il passaggio del sacerdote sopra il tappeto artistico, il disegno è rimasto sostanzialmente intatto. Un risultato che testimonia la qualità del lavoro svolto dagli infioratori e la cura con cui ogni dettaglio è stato realizzato; una circostanza che, nella tradizione popolare, viene spesso letta anche come un segno simbolico legato proprio al carattere sacro del passaggio.

V. Giuseppe Greco