Lo sguardo e il clic
Dall’economia dell’attenzione alla custodia dello sguardo: il tema scelto da Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2027
Gerusalemme, Porta Bella del Tempio. Un uomo, storpio dalla nascita, viene portato ogni giorno all’ingresso del Tempio per chiedere l’elemosina. Gli passano accanto in tanti: qualcuno getta una moneta, quasi tutti tirano dritto. Poi arrivano Pietro e Giovanni, e il libro degli Atti degli Apostoli annota un dettaglio che una lettura veloce si lascia sfuggire: Pietro «fissando gli occhi su di lui insieme a Giovanni», gli dice: «Guarda verso di noi». Prima ancora dell’argento e dell’oro che non ha, Pietro dona attenzione (At 3,1-10).
Ho ripensato a questa scena leggendo il comunicato con cui il Dicastero per la Comunicazione ha reso noto, il 29 settembre, il tema scelto da Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2027, la sessantunesima: «Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait».
Clickbait vuol dire “esca per click”: il titolo costruito per farci cliccare, che promette più di quanto il contenuto mantenga. Non è un’invenzione dei social: la stampa popolare gonfiava le notizie già molti decenni fa. Oggi però la gara non si ferma mai ed è cucita addosso a ciascuno di noi.
Il comunicato del Dicastero parla di «economia dell’attenzione, con la sua lotta per pochi istanti di interesse nel flusso rapido e interminabile di contenuti»; e ne indica il prezzo: «sta trasformando non solo le nostre capacità cognitive ma anche la profondità della nostra comunicazione interpersonale». La cultura digitale - prosegue il testo - «ci ha abituati a una routine di reazioni immediate, a una superficialità delle relazioni, a una facilità nell'etichettare e rifiutare gli altri». Quando l’attenzione dura un secondo, anche il giudizio rischia di diventare istantaneo.
La risposta del Papa non parte dalla tecnica; anche questa volta - come in Magnifica Humanitas – la questione è anzitutto antropologica. Leone XIV propone una «conversione dello sguardo, a guardare di nuovo, con attenzione e con amore» per assimilare il nostro sguardo a quello di Cristo. Segue una dichiarazione che è quasi un programma per chi lavora nel mondo della comunicazione: «La nostra comunicazione cambia quando il nostro sguardo sceglie di incontrare l'altro anziché giudicarlo».
La parola “attenzione” ha qualcosa da dire. Il comunicato, infatti, propone anche una suggestiva lettura del termine: esso «viene da ad-tendere, protendersi verso l'altro e verso il vero». Non è quindi un semplice meccanismo del cervello, ma un movimento della persona verso l’altro: «Comunicare non è catturare l'attenzione, e neanche venderla, ma custodirla come risorsa preziosa di relazione».
Il comunicato rinvia alla Magnifica Humanitas e all’invito a «promuovere una vera igiene dell’attenzione» (MH 146) attraverso la riscoperta di ritmi che favoriscano la libertà interiore.
Cosa succede quando, invece di prestare attenzione a una persona, cerchiamo soltanto di catturare la sua attenzione?
Sarebbe comodo leggere tra le righe del comunicato una sorta di rimprovero - che non c’è - al mondo digitale. Piuttosto, a tutti viene ricordato che un titolo onesto è già un atto di rispetto verso chi legge, che l’ansia di visibilità non è una buona consigliera, che un commento può aspettare un’ora prima di essere pubblicato, ma che una persona ferita ne ha bisogno di molte di più. Dietro i contenuti ci sono un “volto” - fil rouge di Magnifica Humanitas - e una storia, non un utente o solo dei contenuti.
L’icona evangelica che il nostro Vescovo ha indicato per il cammino della nostra comunità diocesana in questo anno pastorale è l’incontro con la Samaritana presso il pozzo di Sicar. Gesù, stanco, si ferma. Una donna che porta con sé una storia complessa viene guardata, ascoltata, interpellata con una richiesta semplicissima: «Dammi da bere». «Se tu conoscessi il dono di Dio …» (Gv 4,10). Il dono comincia sempre così: qualcuno ci vede davvero.
Chi cattura l’attenzione ottiene un clic. Chi la custodisce incontra un volto.
d. Oronzo Marraffa




