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Convegno Catechistico Regionale, Castellaneta a Ostuni: "Ascoltare prima di parlare"

Si sono aperti a Ostuni i lavori del Convegno Catechistico 2026. Ad aprire la giornata inaugurale è stato don Vito Mignozzi, preside della Facoltà Teologica Pugliese.

Una nutrita delegazione di catechisti della Diocesi di Castellaneta, provenienti dalle diverse vicarie insieme all'Ufficio Catechistico Diocesano, partecipa in questi giorni al Convegno Catechistico Regionale di Ostuni, appuntamento formativo delle Chiese di Puglia.

La giornata inaugurale si è aperta con l’intervento di don Sebastiano Pinto, Segretario della Commissione Regionale per la Dottrina della Fede, l’annuncio e la catechesi. È stato lui ad affidare poi i lavori a don Vito Mignozzi, preside della Facoltà Teologica Pugliese ed già direttore dell’Ufficio Catechistico Regionale, che ha introdotto il tema dell’obbedienza della fede e della narrazione della fede. Il filo conduttore scelto dal relatore è stato Abramo, nella sua figura di uomo dell'ascolto: riceve una parola, si lascia raggiungere, si mette in cammino. La fede, ha ricordato don Vito, nasce da una voce accolta prima ancora che da un ragionamento posseduto.

Da qui una prima indicazione per la catechesi: prima di trasmettere la fede occorre lasciarsi evangelizzare. Il catechista non è anzitutto un funzionario dei contenuti, ma un credente che continua ad ascoltare. Come Abramo, parte senza garanzie: semina spesso senza vedere il frutto, accompagna senza poter risolvere tutto, resta accanto anche quando la fede dell'altro attraversa il dubbio.

Netto l'invito a superare una pastorale ossessionata dai risultati immediati. Davanti ai ragazzi che dopo un tratto di strada si allontanano dalla vita parrocchiale, la domanda decisiva non è soltanto "perché li perdiamo?", ma "con che cosa li facciamo partire?". Quale volto di Chiesa hanno incontrato? Quale immagine di Dio porteranno con sé? Dove si incontrano ambienti accoglienti e relazioni non giudicanti, anche una parola seminata in poco tempo può diventare memoria buona, capace di riemergere nei passaggi decisivi della vita.

Nella seconda parte dell'intervento il tema si è aperto alla narrazione. La fede biblica, ha sottolineato don Vito, non si trasmette come definizione astratta ma come racconto: Israele custodisce la memoria narrando ciò che il Signore ha compiuto, e Gesù stesso non consegna trattati sul Regno, ma racconta parabole ed entra nelle storie concrete di Zaccheo, della Samaritana, del cieco nato.

Emmaus è diventata l'immagine più efficace della relazione. Due discepoli camminano delusi; Gesù si accosta, ascolta il loro racconto, cammina con loro, riapre le Scritture, e solo alla fine il cuore torna ad ardere. Una vera grammatica dell'accompagnamento: ascoltare la storia reale delle persone, camminare accanto, offrire la luce della Parola senza fretta e senza giudizio.

Ne discende una seconda indicazione: la catechesi non può ridursi alla "lezione" ben preparata. Soprattutto con gli adulti e con le famiglie, il primo passo non è imporre un programma, ma riconoscere ciò che le persone stanno vivendo. Un criterio che vale anche per l'inclusione, tema trasversale del convegno: non percorsi paralleli, ma uno stile ecclesiale capace di cura e prossimità.

I lavori proseguiranno nei prossimi giorni con relazioni, laboratori e momenti di condivisione. Per i catechisti della nostra Diocesi, un tempo prezioso per riportare nelle comunità non solo contenuti nuovi, ma uno stile rinnovato: quello di chi, come Abramo, ascolta, parte, si fida e diventa benedizione.