“Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana”: appello al G7
Appello dei Presidenti delle Conferenze Episcopali cattoliche di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, con il sostegno del Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, in occasione del Vertice del G7.
In occasione del Vertice del G7 che nel 2026 si riunisce in Francia, noi, Presidenti delle Conferenze Episcopali dei Paesi membri del G7, con il sostegno del Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, rivolgiamo ai Capi di Stato e di Governo un messaggio comune ispirato dal Vangelo e dalla dottrina sociale della Chiesa. In un contesto segnato da conflitti armati, fratture geopolitiche, erosione del multilateralismo, aumento delle disuguaglianze, sconvolgimenti climatici e rapide trasformazioni tecnologiche, ricordiamo che il presupposto fondamentale di qualsiasi governance politica ed economica deve essere sempre la dignità di ogni persona umana. Il G7 ha una responsabilità particolare nei confronti del bene comune mondiale. Le decisioni prese dai suoi Stati membri hanno pertanto conseguenze dirette sui popoli, sulla stabilità internazionale e sul futuro delle giovani generazioni.
Con questo appello, noi, Presidenti delle Conferenze Episcopali dei Paesi membri del G7, pastori delle nostre Chiese e discepoli di Gesù Cristo, desideriamo mettere al servizio della pace e della comunità internazionale la capacità delle nostre Chiese di dialogo, di mediazione e di accompagnamento dei più vulnerabili.
1.Riaffermare il multilateralismo e il primato del diritto internazionale
Di fronte all’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e al progressivo indebolimento dell’ordine internazionale, chiediamo agli Stati del G7 di riaffermare il loro impegno a favore di un multilateralismo autentico, fondato sul diritto internazionale, sulla cooperazione tra le nazioni e sul rispetto della dignità umana.
Una pace duratura non può essere garantita solo dalla logica del potere, dalla corsa agli armamenti o dai rapporti di forza. Le istituzioni internazionali restano indispensabili per prevenire i conflitti, proteggere le popolazioni civili e promuovere la giustizia tra i popoli. Gli Stati del G7 devono dunque contribuire al consolidamento di tali istituzioni affinché siano maggiormente in grado di servire il bene comune mondiale.
Chiediamo ai Paesi membri del G7 di indicare la via della riconciliazione tra i popoli attraverso il dialogo, i negoziati e il mutuo rispetto. I conflitti che oggi colpiscono l’Ucraina, la Terra Santa, il Sudan, il Sud Sudan, l’est della Repubblica Democratica del Congo, il Sahel e tante altre regioni del mondo ricordano l’urgenza di rinnovare l’impegno a favore della pace.
Ribadiamo inoltre quanto siano importanti il rispetto del diritto internazionale umanitario, la tutela delle popolazioni civili, la libertà religiosa e il rispetto della dignità dei prigionieri di guerra e degli sfollati. I bambini, le famiglie e le minoranze religiose sono spesso le prime vittime dei conflitti: la loro protezione deve essere una priorità assoluta.
Le Chiese e le comunità religiose possono contribuire a ricostruire la fiducia, ad accompagnare le popolazioni ferite dalla guerra e a creare le condizioni sociali e morali per una pace duratura. La Chiesa cattolica, grazie alla sua presenza locale, al suo impegno umanitario e alla sua capacità di costruire ponti tra i popoli, rimane un inter- locutore credibile al servizio della pace e del dialogo.
2. Porre la persona umana al centro dello sviluppo e della solidarietà internazionale
Destano viva preoccupazione i recenti tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo in diversi Paesi del G7. Mentre aumentano in tutto il mondo i bisogni umanitari, milioni di persone vedono diminuire le loro possibilità di accedere a cibo, salute, istruzione e protezione. Chiediamo agli Stati del G7 di rinnovare il loro impegno a favore della solidarietà internazionale e di un partenariato equo con i Paesi del Sud. Le politiche di sviluppo devono avere come scopo prioritario la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, nonché la tutela delle persone più vulnerabili.
Incoraggiamo inoltre i popoli a un ascolto vicendevole più attento, poiché la costruzione della pace, della giusti- zia e della fraternità internazionale dipende dalla capacità di sviluppare processi concreti, forme di dialogo e di partecipazione che rendano possibile una vera cultura dell’incontro.
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite devono rimanere un punto di riferimento comune. Sproniamo i Paesi industrializzati a mantenere il finanziamento allo sviluppo all’altezza degli impegni internazionali e a non far gravare sulle popolazioni più fragili il costo delle nuove priorità strategiche.
Il commercio internazionale e i partenariati economici, in particolare nel settore dei minerali critici e delle risorse naturali, devono fondarsi sull’equità, sul rispetto dei diritti delle popolazioni locali, su condizioni di lavoro dignitose e sulla tutela dell’ambiente. Non si può costruire lo sviluppo sullo sfruttamento umano o sull’erosione irreversibile della nostra casa comune.
Chiediamo inoltre di rafforzare la cooperazione internazionale nella lotta contro la criminalità organizzata, la tratta di esseri umani, i traffici illeciti, la corruzione e i flussi finanziari illegali che indeboliscono le società e alimentano la violenza.
In questo ambito, ricordiamo che non può essere sufficiente una risposta esclusivamente repressiva. La lotta contro il narcotraffico e le reti criminali richiede sistemi giudiziari efficaci, equi e rispettosi della dignità umana, nonché una presa di coscienza delle responsabilità collettive, anche nelle società di consumo.
3. Proteggere i bambini e i giovani nell’era digitale
Le trasformazioni tecnologiche e il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità per l’istruzione, la salute e la condivisione delle conoscenze. Queste innovazioni comportano però anche rischi impor- tanti, in particolare per i bambini e i giovani.
Chiediamo ai leader del G7 e alle aziende tecnologiche di stabilire regole internazionali chiare affinché le nuove tecnologie siano poste al servizio della persona umana e del bene comune.
L’esigenza di una governance umana e democratica dell’intelligenza artificiale rimanda all’insegnamento di papa Leone XIV. Come scrive nella sua Enciclica: “Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale” (Magnifica humanitas, n.110).
Tale riflessione ci invita a considerare l’intelligenza artificiale non solo come un insieme di strumenti da regolamentare, ma anche come un ambiente che già plasma le relazioni umane, l’accesso al sapere, l’esercizio delle libertà e la partecipazione democratica. La sua governance deve pertanto essere orientata al bene comune, alla giustizia, alla trasparenza e all’inclusione.
L’intelligenza artificiale deve rimanere sotto il controllo umano ed essere governata da chiari principi etici. Le innovazioni tecnologiche non devono mai portare a una disumanizzazione delle relazioni sociali o a un’automatizzazione delle decisioni che minacciano la vita umana. Sosteniamo gli appelli della Santa Sede a favore di una governance etica dell’intelligenza artificiale e di una particolare vigilanza riguardo agli usi militari dei sistemi autonomi.
Incoraggiamo inoltre gli Stati del G7 a promuovere un’educazione al dialogo, al rispetto delle differenze religiose e culturali, nonché una pedagogia della memoria felice, fermento di un futuro di pace.
4. Assumere una responsabilità comune nei confronti del creato e delle persone sfollate
La crisi ecologica mondiale colpisce in modo sproporzionato le popolazioni più povere e le generazioni future. Le catastrofi climatiche, il degrado degli ecosistemi, la carenza idrica e l’insicurezza alimentare accrescono le tensioni sociali e gli sfollamenti forzati.
Chiediamo agli Stati del G7 di adottare misure coraggiose e verificabili per accelerare una transizione eco- logica giusta, ridurre le emissioni di gas a effetto serra, sviluppare le energie rinnovabili e sostenere i Paesi più vulnerabili di fronte alle conseguenze del cambiamento climatico.
La cura della nostra casa comune non è solo una necessità ambientale, ma anche un’esigenza di giustizia. La responsabilità incombe in particolare ai Paesi più industrializzati, a causa del loro livello di consumo di risorse e del loro contributo storico al riscaldamento globale.
Ricordiamo inoltre che i migranti e i rifugiati devono sempre essere accolti con dignità, pur riconoscendo la legittima responsabilità degli Stati di preservare il bene comune. Le persone costrette a fuggire dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla miseria o dalle catastrofi climatiche non possono essere considerate una minaccia. Sono fratelli e sorelle nell’umanità.



