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A Tropea, un tempo di formazione, fraternità e rinnovamento per il clero della Diocesi di Castellaneta

Dal 22 al 26 giugno e dal 29 giugno al 3 luglio, suddivisi in due turni, i presbiteri della Diocesi di Castellaneta, i religiosi impegnati nelle parrocchie e i tre diaconi permanenti, hanno vissuto il consueto appuntamento annuale della formazione permanente, accompagnati dal Vescovo, mons. Sabino Iannuzzi, e da don Antonio Favale, Vicario episcopale per il Clero. Le giornate formative si sono svolte nella splendida cornice di Tropea, presso la struttura di accoglienza del Convento dei Frati Minori “La Sanità”, un luogo che ha favorito non solo l’approfondimento dei temi affrontati, ma anche la fraternità, la condivisione e la vita comune.
Il percorso formativo, dal titolo «Verso una parrocchia missionaria», ha rappresentato il primo passo di un itinerario pluriennale dedicato alla riflessione sulla parrocchia, scelta dal Vescovo come tema portante della formazione del clero dopo il precedente triennio incentrato sulla figura del presbitero. L’iniziativa si colloca nel solco del cammino proposto nell’ultimo triennio dall’Istituto Pastorale Pugliese e raccoglie anche l’invito rivolto da Papa Leone XIV ai Vescovi italiani a promuovere comunità ecclesiali sempre più missionarie, capaci di rinnovarsi alla luce del Vangelo.
Ad accompagnare i lavori sono stati due relatori di grande esperienza pastorale: fratel Enzo Biemmi, religioso della Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia e tra i più autorevoli studiosi italiani della pastorale missionaria, e don Ivo Seghedoni, presbitero della Diocesi di Modena-Nonantola, impegnato da anni nella riflessione sul rinnovamento delle comunità cristiane.
Gli incontri si sono arricchiti con la condivisione delle esperienze di ciascuno, alternando momenti di studio, lavori personali e di gruppo, a momenti assembleari e di sintesi condivise. Ci si è confrontati innanzitutto sull’esperienza concreta delle parrocchie della diocesi, per interrogarsi poi sui cambiamenti culturali ed ecclesiali in atto, sul rapporto tra comunità e territorio e sulla corresponsabilità ministeriale, fino ad approfondire la prospettiva di una “parrocchia generativa”, capace di accompagnare i processi della fede più che limitarsi alla conservazione delle strutture. Particolare interesse hanno suscitato il racconto dell’esperienza della parrocchia di San Cesario di Modena, la riflessione sulla cosiddetta “parrocchia processuale (o processionale)” e il passaggio dai territori geografici ai territori relazionali, quale chiave interpretativa della missione ecclesiale nel tempo presente.
La formazione, tuttavia, non si è esaurita nelle ore dedicate ai lavori. La scelta della residenzialità ha consentito ai sacerdoti e ai diaconi di vivere un tempo prezioso di fraternità, fatto di preghiera comune, pasti condivisi, dialoghi informali e occasioni di reciproco ascolto. In una stagione ecclesiale nella quale anche il ministero ordinato è chiamato a confrontarsi con nuove sfide, questi giorni hanno rappresentato un’opportunità concreta per rinsaldare relazioni, conoscersi più profondamente, superare la frammentazione imposta dagli impegni pastorali e riscoprire la gioia di appartenere ad un unico presbiterio.
Come più volte si è sottolineato nel corso degli incontri, una Chiesa realmente missionaria non nasce anzitutto da nuovi progetti organizzativi, ma da ministri che imparano a camminare insieme, a condividere la responsabilità pastorale e a custodire tra loro autentici legami di comunione. La fraternità presbiterale, infatti, non costituisce un semplice valore aggiunto, ma una delle prime testimonianze attraverso cui il Vangelo può essere annunciato con credibilità.
Inoltre, il programma ha previsto anche escursioni culturali, finalizzate a conoscere alcune delle bellezze artistiche, storiche e paesaggistiche della Calabria.
L’esperienza di Tropea si conclude come una vera e propria esperienza di fraternità. Un tempo di ascolto reciproco e di confronto che conferma la convinzione che il rinnovamento della pastorale passa anzitutto dalla conversione dei cuori, dalla qualità delle relazioni e dalla capacità dei ministri di lasciarsi continuamente formare dallo Spirito, per servire comunità sempre più vive, corresponsabili e missionarie.

Michele Mingolla