“Cristo nostra unica speranza”. Un invito a vivere il cammino quaresimale nell’Anno Santo
È stato pubblicato oggi 1° marzo il messaggio del nostro Vescovo Sabino per la Quaresima 2025 dal titolo “Cristo nostra unica speranza. Pellegrini verso il Crocifisso Risorto”. Il documento si inserisce nel contesto dell’Anno Santo, indetto da Papa Francesco con la Bolla “Spes non confundit”, e invita i fedeli della Diocesi di Castellaneta a vivere questo tempo come un vero e proprio pellegrinaggio spirituale.
“Quest’anno, il nostro itinerario quaresimale si colloca in un quadro ancora più ampio: l’Anno Santo 2025, il cui motto è ‘Pellegrini di speranza’” – scrive il nostro Vescovo – sottolineando come “‘Pellegrinaggio’ e ‘Quaresima’ narrano la stessa storia: uscire da sé, consentire al Signore di farsi compagno di viaggio, fino a scoprire che ‘il deserto può fiorire’ e che la croce può trasformarsi in un trono di gloria”.
Nel messaggio vengono riproposte le tre pratiche tradizionali della Quaresima – preghiera, digiuno ed elemosina – che Sant’Agostino definiva “le ali della pietà”, perché “la preghiera si innalza davvero quando ci liberiamo del superfluo e ci apriamo ai bisogni dei fratelli”.
Per questa Quaresima, Mons. Iannuzzi propone alla nostra Diocesi il progetto di solidarietà dal titolo “Aiutami a restare in Terra Santa. La Terra dove tutti siamo nati”, in collaborazione con Padre Ibrahim Faltas, frate minore della Custodia di Terra Santa. L’iniziativa mira a sostenere le famiglie cristiane di Betlemme, duramente colpite dalle conseguenze del conflitto israelo-palestinese.
Il Vescovo invita inoltre tutte le comunità parrocchiali a organizzare raccolte di beni alimentari e di prima necessità, collaborando con le Caritas parrocchiali e vicariali, per rispondere concretamente ai bisogni del territorio.
Un momento significativo di questo cammino quaresimale sarà il pellegrinaggio diocesano a Roma, in programma per sabato 22 marzo. “Cammineremo insieme verso la Basilica di San Pietro – ancora una volta dietro il segno della Croce – per varcare la Porta Santa e compiere l’esperienza viva dell’amore di Dio, che suscita nel cuore la speranza certa della salvezza in Cristo”, scrive il Vescovo.
Riprendendo le parole di San Basilio, il Vescovo ricorda che “il pane che a voi sopravanza è il pane dell’affamato; la tunica appesa nel vostro armadio è la tunica di colui che è nudo” e invita i fedeli nel tempo quaresimale a verificare il proprio stile di vita.
Il messaggio di Mons. Iannuzzi si conclude con un invito a vivere intensamente questo tempo di grazia, tenendo “fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2). Durante la Quaresima, il Vescovo terrà catechesi dal titolo “Solo chi spera ama” nelle otto Vicarie della Diocesi e sarà disponibile ogni sabato mattina in Cattedrale, dalle 10.00 alle 13.00, per il sacramento della riconciliazione.
Qui di seguito pubblichiamo il testo integrale del Messaggio
CRISTO NOSTRA UNICA SPERANZA.
PELLEGRINI VERSO IL CROCIFISSO RISORTO
Messaggio per la Quaresima 2025 alla Chiesa di Castellaneta
Carissime sorelle e carissimi fratelli,
questa lettera nasce dal desiderio di accompagnare ciascuno di voi nell’imminente tempo santo della Quaresima, giorni preziosi in cui la Chiesa ci invita a rinnovarci nel profondo e a incamminarci con maggiore slancio verso la Pasqua, con il cuore aperto alla potenza della Risurrezione. È un’opportunità di conversione che tocca la sfera delle nostre relazioni a diversi livelli: in famiglia, in parrocchia, nella nostra Diocesi, nella società civile e persino a livello internazionale, dove siamo chiamati a promuovere una cultura di pace e a non cedere alla tentazione dell’indifferenza e del male della violenza inaudita. Siamo infatti consapevoli che «l’amore per i fratelli non si fabbrica, non è il risultato di un nostro sforzo naturale, ma richiede una trasformazione del nostro cuore egoista»[1], facendo nostro l’invito di San Paolo: «abbiate tra voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5).
Quest’anno, il nostro itinerario quaresimale si colloca in un quadro ancora più ampio: l’Anno Santo 2025, indetto da Papa Francesco con la Bolla Spes non confundit, il cui motto – come più volte ci siamo detti - è “Pellegrini di speranza”. Perché, come ci ricorda il Santo Padre, «dobbiamo tenere accesa la fiaccola della speranza che ci è stata donata, e fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante […] per favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza»[2].
Forse qualcuno di voi si starà chiedendo: in che modo la prospettiva giubilare s’intreccia con il nostro percorso quaresimale? La Bolla Spes non confundit risponde con chiarezza: «appare chiaro come la vita cristiana sia un cammino, che ha bisogno anche di momenti forti per nutrire ed irrobustire la speranza, insostituibile compagna che fa intravedere la meta: l’incontro con il Signore Gesù […] e mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita»[3].
Ecco, dunque, la Quaresima: un viaggio insieme verso la croce e la risurrezione di Cristo, un tempo che ci spinge a uscire da noi stessi e a lasciarci guidare dal Signore. “Pellegrinaggio” e “Quaresima” narrano la stessa storia: uscire da sé, consentire al Signore di farsi compagno di viaggio, fino a scoprire che «il deserto può fiorire» (don Primo Mazzolari) e che la croce può trasformarsi in un trono di gloria. È un tempo in cui “l’anima si esercita” a fare ordine dentro di sé per ritrovare, con rinnovato ardore, la via della vita spirituale.[4]
“Pellegrini di Speranza” … con “le ali della pietà”
In questo “pellegrinaggio”, la Chiesa – ogni anno - ci propone tre pratiche antiche, ma sempre nuove: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Non sono “obblighi” formali, bensì occasioni concrete di conversione e di crescita nella carità. Sant’Agostino, con la sua inconfondibile lucidità, le definiva “le ali della pietà”, perché la preghiera si innalza davvero quando ci liberiamo del superfluo (il digiuno) e ci apriamo ai bisogni dei fratelli (l’elemosina).[5] Per questo, pregando di più, ci avviciniamo al cuore di Dio e scopriamo che Egli ama tutti, soprattutto i piccoli e i poveri. Se scegliamo di digiunare, ci sottraiamo al consumismo e alla superficialità, e ciò che risparmiamo può diventare sostegno per chi non ha neppure il necessario. Se, infine, compiamo gesti di carità, restituiamo in parte ciò che abbiamo ricevuto gratuitamente dal Signore. Infatti, san Basilio ammoniva: «Il pane che a voi sopravanza è il pane dell’affamato; la tunica appesa nel vostro armadio è la tunica di colui che è nudo; le scarpe che voi non portate sono le scarpe di chi è scalzo; il denaro che voi tenete nascosto è il denaro del povero; le opere di carità che voi non compite sono altrettante ingiustizie che voi compite»[6]. Queste parole di un’attualità sconcertante, ci sollecitano, durante questa Quaresima, a verificare il nostro stile di vita.
“Pellegrini di Speranza” … accogliendo il volto dei fratelli
Per rendere evidente la nostra testimonianza di carità, desidero che questo tempo di grazia sia accompagnato, come ogni anno, da un progetto concreto di condivisione: la Quaresima di Solidarietà. In questo percorso diocesano, le nostre rinunce – segno del digiuno e di un’austerità evangelica – possano trasformarsi in un aiuto reale per i più deboli.
Il progetto di quest’anno si intitola: «Aiutami a restare in Terra Santa. La Terra dove tutti siamo nati» e ci viene proposto da Padre Ibrahim Faltas, frate minore della Custodia di Terra Santa, testimone di pace nei territori colpiti dal conflitto israelo-palestinese. Scrive padre Ibrahim:
«La guerra ha portato morte e distruzione in Terra Santa. Betlemme ha sofferto tanto in questi ultimi anni: due intifade, la pandemia, la guerra iniziata il 7 ottobre 2023 hanno impedito i pellegrinaggi per lunghi periodi. A Betlemme mancano i pellegrini e manca il lavoro soprattutto per i cristiani locali. Il lavoro non è solo fonte di sostentamento vitale, è anche dignità e speranza del futuro. Tante famiglie hanno lasciato la Terra Santa in questi mesi per cercare opportunità al futuro dei propri figli e possibilità di vita più serena in altre nazioni. I cristiani sono una minoranza nella terra dove è nato Gesù, la loro mancanza priverebbe i Luoghi Santi di una condivisione della Fede dove tutti siamo nati e dove si conservano riti e le liturgie antiche. I pellegrini hanno sempre portato insieme alla possibilità di lavorare nel settore del turismo religioso, la vicinanza fraterna e la possibilità di far conoscere da vicino la bellezza e le difficoltà della Terra Santa. Il vostro aiuto servirà a sostenere le famiglie bisognose, cercando di creare opportunità di lavoro per gli adulti e offrendo possibilità di crescita e di sviluppo ai bambini e ai ragazzi. Vi ringrazio di cuore e vi assicuro la mia preghiera nella Grotta della Basilica della Natività a Betlemme dove è nato il Principe della Pace. Buon cammino quaresimale nella speranza e nella certezza di Cristo Risorto!».
Non a caso Papa Francesco, riferendosi all’Anno Santo, ci ricorda che siamo «chiamati ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio»[7]. Perciò non può esserci Quaresima autentica senza l’incontro concreto con il fratello nel bisogno, poiché Cristo si identifica in chi soffre: «in verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40).
Ogni piccolo sacrificio – anche un caffè in meno o un digiuno “digitale” – se offerto con amore, può diventare un seme di speranza per quanti vivono momenti di prova.
Invito inoltre ogni Comunità parrocchiale, nell’organizzare questa “Quaresima di Solidarietà” secondo le proprie modalità, a porre un’attenzione specifica alla dimensione locale, collaborando concretamente con le nostre Caritas parrocchiali o vicariali in una raccolta di beni alimentari e di prima necessità. Sarebbe ancor più significativo coinvolgere in questo progetto coloro che abitualmente sono distanti dai nostri luoghi, offrendo loro l’occasione di diventare, forse per la prima volta, collaboratori di speranza a favore dei più bisognosi. Ci sono tante situazioni di fragilità intorno a noi: malati, anziani soli, famiglie in difficoltà economica, migranti in cerca di un futuro. Il nostro è un invito a riconoscerne il volto e a riempire di gesti concreti la nostra elemosina.
“Pellegrini di speranza” … orientati dalla bussola della Parola di Dio
Dal Mercoledì delle Ceneri (Mt 6,1.6.16-18), che ci chiede di vivere preghiera, digiuno ed elemosina nel segreto davanti a Dio, fino alla Domenica delle Palme (Lc 19,28-40), le letture evangeliche domenicali ci “prendono per mano”, mostrando Gesù che si fa compagno di viaggio in ogni circostanza.
Nella prima domenica (Lc 4,1-13), lo vediamo nel deserto, a confrontarsi con le tentazioni. Nel silenzio e nella solitudine, Egli ci mostra che la Parola del Padre è l’arma potente contro ogni insidia del male.
La seconda domenica (Lc 9,28-36) ci conduce sul Monte Tabor. Con Pietro, Giacomo e Giovanni assistiamo alla Trasfigurazione, quasi un anticipo della luce pasquale. In questo scorcio di cielo, ci è ricordato che la Croce non sarà la sconfitta del bene, ma il passaggio obbligato verso la gloria.
La terza domenica (Lc 13,1-9) ci racconta la parabola del fico sterile: un albero che non dà frutti e che rischia di essere tagliato. Ma Dio non rinuncia a noi, zappa e concima il nostro terreno interiore, con una pazienza infinita. Quella stessa pazienza «frutto anch’essa dello Spirito Santo, che tiene viva la speranza e la consolida come virtù e stile di vita. Da imparare a chiedere spesso come grazia, che è figlia della speranza e nello stesso tempo la sostiene»[8].
Nella quarta domenica (Lc 15,1-3.11-32), incontriamo l’abbraccio di un Padre misericordioso che non chiude la porta nemmeno al figlio minore che, scappando e pretendendo una falsa libertà, ha sprecato ogni cosa. È l’icona di un Dio che non smette di amarci e di attenderci. Origene affermava che «la distanza dal Padre non si misura dai nostri passi, bensì dalla profondità della Sua corsa verso di noi»[9].
La quinta domenica (Gv 8,1-11) ci presenta la donna adultera, alla quale Gesù non risponde con la condanna, ma con un’occasione di rinascita: «Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (v. 11). Il peccato, così, non diventa un marchio indelebile, ma la ferita su cui Dio infonde il balsamo della sua grazia.
Ed infine, la Domenica delle Palme (Lc 19,28-40), portale d’ingresso che introduce alla Settimana Santa, ci invita ancora una volta a guardare Gesù che entra a Gerusalemme acclamato dalla folla, consapevole che la via del Calvario è già dietro l’angolo. Eppure, non è la fine: anzi è l’inizio della Passione che sfocerà nella luce della Risurrezione, «il giorno che va oltre il ritmo abituale, segnato dalla scadenza settimanale, aprendo così il ciclo del tempo alla dimensione dell’eternità, alla vita che dura per sempre: questo è il traguardo a cui tendiamo nel nostro pellegrinaggio terreno (cfr. Rm 6,22)»[10].
“Pellegrini di speranza” … alla sequela per guardare la croce
L’intreccio tra Giubileo e Quaresima ci fa scoprire la bellezza di un cammino che alimenta la speranza, perché: chi spera non è mai fermo; al contrario, avanza verso la mèta che lo attende. Infatti, anche noi, come Popolo di Dio di Castellaneta, ci siamo “messi in cammino”, lo scorso 29 dicembre, dando inizio al percorso giubilare, come “pellegrini” al seguito di una Croce che, da quella sera, troneggia sul presbiterio della nostra Cattedrale, dinanzi agli occhi di tutti.
Croce che, come sappiamo, è il segno del supremo atto d’amore di Cristo, perché: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. […] Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita» (Rm 5,8-10). Sant’Ireneo di Lione amava ripetere: «La gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio»[11].
Poco prima della sua Passione, mentre si trovava a Gerusalemme per la festa di Pasqua, alcuni greci, attraverso l’apostolo Filippo, manifestarono il desiderio di vederlo: «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21).
È la stessa domanda che, gli uomini e le donne di ieri e di oggi, rivolgono alla Chiesa: vogliamo vedere Gesù. Per quei greci, come per noi, non si tratta semplicemente di vedere con gli occhi del corpo, quanto piuttosto di rispondere ad un desiderio, radicato nel cuore di ogni persona. Quello di “conoscere”, di “fare esperienza”, di “andare oltre il visibile” per cogliere ciò che solo uno sguardo penetrante potrà scorgere.
Ma la stessa risposta di Gesù è emblematica e fa pensare: «è venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. […] Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,23-24). Parole, queste, che vanno oltre il sensibile. «Gesù infatti rivela che Lui, per ogni uomo che lo vuole cercare, è il seme nascosto pronto a morire per dare molto frutto. Come a dire: se volete conoscermi, se volete capirmi, guardate il chicco di grano che muore nel terreno, cioè guardate la croce»[12].
“Guardare” la croce, a volte, potrebbe sembrare l’atto finale di una storia, perché - nell’ottica umana - sembrerebbe affermare: sconfitta, rottura, limite... Pertanto, non è affatto semplice rivolgere lo sguardo a questo simbolo. Eppure, se ci si sofferma con maggiore attenzione, emerge un “oltre” traboccante d’amore: la croce non è la conclusione definitiva, bensì la mèta verso cui tendono i desideri, i progetti, i percorsi, le speranze e la vita intera.
Chi ama davvero non si lascia trasportare soltanto dalle emozioni effimere, ma si affida ai sentimenti più profondi, consapevole che a volte sarà necessario anche soffrire. Amare talvolta comporta sofferenza, ma è proprio nel dolore che si impara ad amare in modo sempre più autentico.
E noi, se davvero lo vogliamo, possiamo vedere il Signore nel Crocifisso Risorto: un Dio che entrando nelle nostre sofferenze non ci lascia prigionieri del dolore e nell’intreccio tra morte e vita, ma con il suo stile ci permette di sperimentare: prossimità, compassione e tenerezza.
“Pellegrini di speranza” … “insieme” verso Roma
In questo contesto, si inserisce il nostro prossimo pellegrinaggio giubilare diocesano a Roma, in programma per sabato 22 marzo.
Cammineremo insieme verso la Basilica di San Pietro - ancora una volta dietro il segno della Croce - per varcare la Porta Santa e compiere «l’esperienza viva dell’amore di Dio, che suscita nel cuore la speranza certa della salvezza in Cristo»[13]. Celebreremo insieme l’Eucaristia presso l’altare della Cattedra di Pietro, manifestando il legame che ci unisce alla Chiesa universale. Non sarà una semplice visita turistica, ma un atto di fede e di comunione, per affermare con forza che Cristo è la roccia su cui poggiamo la nostra vita.
San Basilio, scrivendo a chi si recava in pellegrinaggio, invitava a non perdersi in troppi calcoli o vanità, ma a vivere il viaggio come un’autentica ricerca di Dio[14]. Vorrei che fosse così anche per noi: affidiamo al Signore le nostre fatiche, le nostre gioie e i nostri peccati, affinché il passaggio attraverso la Porta Santa, segni un “prima” e “dopo” nel nostro rapporto con Lui, ricordando la promessa di Gesù: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9).
“Pellegrini di speranza” … “insieme” verso la meta pasquale
Tutto, in questo tempo quaresimale, ci orienta verso la Pasqua, fonte e culmine di ogni speranza cristiana. Se la Quaresima è un pellegrinaggio, la mèta è la Risurrezione: la certezza è che il male non ha né la prima né l’ultima parola e che ogni cuore può sempre ripartire, perché Cristo è vivo e presente in mezzo a noi. La Croce racconta il prezzo di questo amore e la Risurrezione ne è il sigillo definitivo.
Carissimi,
vi incoraggio a vivere con particolare intensità queste settimane, «tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento» (Eb 12,2). Entriamo nei Vangeli domenicali come se fossimo lì, accanto a Lui, e lasciamoci guidare dalle Sue parole. Preghiamo di più e meglio; digiuniamo con intelligenza, non per mortificarci, ma per liberarci da ciò che appesantisce l’anima; trasformiamo l’elemosina in un dono generoso e concreto di solidarietà verso i più fragili. E sosteniamoci a vicenda, perché nessuno si senta escluso o si perda.
Quando arriverà il mattino di Pasqua, con la luce e l’alleluia che riempiono la Chiesa, sarà bello poter esclamare con gioia insieme a Maria Maddalena, la donna dell’alba gloriosa: Cristo, mia speranza, è risorto! E sarà ancora più bello se, in quei giorni, potremo dire di aver condiviso i nostri beni, di aver asciugato qualche lacrima, di aver compiuto passi di riconciliazione verso chi era distante. Allora sì, avremo vissuto la Quaresima non come un dovere, ma come un dono d’amore capace di farci crescere nella fede.
Affido questo cammino giubilare e quaresimale alla Vergine Maria, la donna del “sì”, che dopo l’annuncio dell’Angelo si mise in cammino (cfr. Lc 1,39) per portare la presenza di Gesù alla parente Elisabetta. Cerchiamo di imitarla: portiamo la presenza del Signore in ogni casa, in ogni angolo delle nostre città e comunità, affinché tutti possano sperimentare la potenza della misericordia divina.
Vi chiedo di sostenere con la preghiera il nostro Papa Francesco, affinché il Signore gli dia serenità e salute, così come di pregare gli uni per gli altri, affinché il Dio della speranza ci doni di vivere una Quaresima feconda e una Pasqua piena di grazia.
Durante questi quaranta giorni, avremo modo di incontrarci in diverse occasioni: oltre alle catechesi dal titolo “Solo chi spera ama”, che terrò nelle otto Vicarie della Diocesi, quest’anno ho scelto di sostare in Cattedrale a Castellaneta (Chiesa giubilare) ogni sabato di Quaresima, dalle 10.00 alle 13.00, per accogliere quanti desiderano accostarsi al sacramento della riconciliazione.
«Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede» (Rm 15,13).
Con questo augurio e con la certezza che “insieme” saremo “pellegrini di speranza” verso il Crocifisso Risorto, vi benedico con cuore di padre.
Castellaneta, 1° marzo 2025
+ Sabino
[1] Francesco, Dilexit nos. Lettera enciclica sull’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo, 24 ottobre 2024, 168.
[2] Francesco, Lettera a S.E. Mons. Rino Fisichella - Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione - per il Giubileo 2025, 11 febbraio 2022.
[3] Francesco, Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell'Anno 2025, 9 maggio 2024, 5.
[4] Cfr. Gregorio magno, Homilia XVI, Dominica prima in Quadragesima.
[5] Cfr. Agostino, Sermo 206.
[6] Basilio Magno, Omelia VI in Luca, XII, 18.
[7] Spes non confundit, 10.
[8] Ivi, 4.
[9] Origene, Homiliae in Lucam, 15.
[10] Spes non confundit, 20.
[11] Ireneo di Lione, Contro le eresie, IV,20,7.
[12] Francesco, Angelus, 21 marzo 2021.
[13] Spes non confundit, 6.
[14] Cfr. Basilio, Epistola CCXXIII, Adversus Eustathium Sebastenum.
QUI LA VERSIONE SFOGLIABILE